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In caso di separazione o divorzio, ciascun genitore dovrà assumere parte dei compiti di cura dei figli, provvedendo ai loro bisogni anche di natura economica direttamente e/o con il versamento di un assegno a titolo di contribuzione al mantenimento.

Tale tipologia di mantenimento coprirà le “spese ordinarie”, mentre per le “spese straordinarie” è frequente la previsione di un contributo pro quota del 50% da parte di uno dei genitori.

Ma come distinguere l’ordinarietà dalla straordinarietà?

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immagine articoloCosa succede se, notificando un decreto ingiuntivo, ci si dimentica di allegare la relata di notifica alla PEC?

Da circa tre anni, tutti gli avvocati sono autorizzati a notificare in proprio tramite PEC.

Infatti, l’art. 46 co. 1 lett. a) del D.L. n. 90 del 24.6.2014, convertito con modificazioni dalla legge 11.8.2014 n. 114, ha eliminato dall’art. 1 della legge n. 53/1994 il prerequisito dell’autorizzazione del COA di appartenenza per poter effettuare notifiche in proprio a mezzo PEC.

Pertanto, sono sempre di più gli avvocati che utilizzano tale strumento per notificare a costo zero ed è facile intuire come, all’incremento del numero di notifiche in proprio a mezzo PEC, corrisponda un proporzionale aumento degli errori, più o meno gravi, in cui si può incorrere nella procedura di notifica.

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Dopo Modena, anche il Tribunale di Bari opta per l’ammissibilità dell’istanza presentata dopo la conclusione del giudizio

Tribunale di Bari, sez. seconda civile, Ordinanza del 12.10.2017

Il Tribunale di Bari, con provvedimento del 12.10.2017, affronta la problematica, in tema di patrocinio a spese dello Stato, relativa alla necessità o meno per il difensore di presentare al giudice la richiesta di liquidazione del compenso prima della definizione del procedimento.

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La Suprema Corte, con sentenza n. 18280 del 19.09.2016 ha fatto chiarezza su una delle situazioni più frequenti in un momento storico in cui le unioni di fatto e le convivenze sono situazioni sempre più frequenti.

Cosa succede, dunque, quando finisce la convivenza e sussistono dei beni da spartire? Ebbene, la Suprema Corte ha affrontato il caso di un uomo che, al termine della sua relazione, adisce il tribunale al fine di ottenere la restituzione di alcuni oggetti regalati all’ex convivente e, segnatamente, di tredici beni di ingente valore.

L’iter è stato il seguente:

- In primo grado il Tribunale considera tutti i beni, ad eccezione di uno, oggetto di liberalità d’uso, ai sensi dell’art. 770 c.c. e, pertanto, sancisce che - non costituendo donazioni vere e proprie – non devono essere restituiti;

- in appello, la Corte – a parziale modifica della pronunzia di primo grado – riconduce nell’alveo delle liberalità d’uso tutti i beni ad eccezione di due, il cui valore superava il milione di euro che, dunque, vengono considerati oggetti di una vera e propria donazione, nulla per mancanza del requisito di forma di cui all’art. 782 c.c.. la Corte di appello ha conseguentemente condannato la convenuta al pagamento in favore dell'attore del controvalore dei beni, che nel frattempo erano stati rivenduti.

Approdata in Cassazione, la Corte ha confermato il corretto iter logico giuridico che ha portato i giudici d’Appello ad escludere quei particolari oggetti dal concetto di liberalità d’uso di cui all’art. 770 II comma c.c.

I due regali, infatti, erano anomali sia sotto il profilo della causa (non erano stati fatti in occasioni di festeggiamenti d’uso o ricorrenze speciali) sia sotto quello del valore (da considerarsi spropositato rispetto alle altre donazioni e al patrimonio stesso del donante, con riguardo al suo tenore di vita).

La Cassazione specifica che “la liberalità d'uso (non costituente donazione in senso stretto e perciò non soggetta alla forma propria di questa), sussiste quando l’elargizione si uniformi, anche sotto il profilo della proporzionalità alle condizioni economiche dell'autore dell'atto, agli usi e costumi propri di una determinata occasione, da valutarsi anche in base ai rapporti esistenti fra le parti e alla loro posizione sociale.

Tali liberalità trovano fondamento negli usi invalsi a seguito dell'osservanza di un certo comportamento nel tempo, e dunque di regola in occasione di quelle festività, ricorrenze, occasioni celebrative che inducono comunemente a elargizioni, soprattutto in considerazione dei legami esistenti tra le parti”.

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La Suprema Corte si è pronunziata, con sentenza n. 19797 del 04.10.2016, in merito ai criteri in base ai quali è possibile modificare le tabelle millesimali in ambito condomoniale.

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