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Sfratto per morosità, opposizione e onere di avvio della mediazione

Inviato da il in Corti di merito
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Il Tribunale di Bologna, dopo un breve excursus sull’onere di avvio della procedura di mediazione in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, si sofferma ad esaminare l’ipotesi in cui, dopo la pronuncia di ordinanza non impugnabile di rilascio ex art. 665 c.p.c. e conseguente conversione del rito, nessuna delle parti dia avvio alla procedura di mediazione.

In particolare, il Tribunale esamina le possibili ricadute dell’improcedibilità sull’ordinanza di rilascio. Da una parte, a fronte del dato letterale dell’art. 5 co. 1 bis del decreto legislativo 28/2010 il quale onera della proposizione della domanda di mediazione obbligatoria “chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di... locazione” (nel procedimento per convalida di sfratto, colui che esercita un’azione è l’intimante), potrebbe prospettarsi l’improcedibilità per omessa mediazione obbligatoria della domanda di condanna al rilascio dell’immobile introdotta dal locatore con intimazione ­ citazione.

Da ciò discenderebbe che, una volta dichiarata l’improcedibilità della domanda, l’ordinanza emessa ai sensi dell’art. 665 c.p.c. (con cui la domanda di condanna al rilascio ­ previa risoluzione del contratto ­ è stata accolta in via provvisoria) dovrebbe perdere efficacia.

Dall’altra, si potrebbe sostenere che il mancato esperimento del procedimento di mediazione obbligatoria a seguito di procedimento di intimazione di sfratto determina un fenomeno analogo a quello che si verifica nell’alveo di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo: a divenire improcedibile sarebbe il giudizio sull’opposizione proposta dall’intimato e l’ordinanza provvisoria di rilascio emessa ex art. 665 c.p.c. conserverebbe l’efficacia di titolo esecutivo.

Il Tribunale di Bologna risolve il caso in questione, in analogia con alcuni precedenti giurisprudenziali in tema di opposizione a decreto ingiuntivo.

Pertanto, è l’intimato, nei cui confronti il locatore può far valere l’ordinanza di rilascio (immediatamente esecutiva e non impugnabile), ad avere effettivo interesse a coltivare il giudizio a cognizione piena derivato dalla sua opposizione. È dunque l’intimato, secondo il Tribunale, ad essere significativamente onerato dell’instaurazione del procedimento di mediazione obbligatoria, al fine di evitare che l’ordinanza di rilascio si stabilizzi.

Certamente anche il locatore intimante può avere interesse a coltivare la mediazione obbligatoria, con riguardo alle ulteriori domande che abbia proposto. Egli, infatti,  forte  della  pronuncia  di  rilascio emessa, può scegliere di non instaurare il procedimento di mediazione obbligatoria in quanto magari nel frattempo ha constatato la poca utilità dell’esecuzione forzata relativa al recupero del credito, così appagandosi del risultato conseguito in sede di procedimento di sfratto.

Così ragionando, si valorizza la valenza deflattiva dell’istituto della mediazione obbligatoria e si attesta la valenza decisoria (anticipatoria) dell’ordinanza di rilascio cui può seguire o meno il giudizio a cognizione piena determinato unicamente dall’opposizione dell’intimato.

Se il giudizio a cognizione piena (vuoi per estinzione ­ anche se non espressamente richiamata dagli articoli 665­667 c.p.c. ­ vuoi per declaratoria di improcedibilità) non sfocia in una pronuncia di merito che prenda il posto dell’ordinanza di rilascio, ne deriva la stabilizzazione dell’ordinanza di rilascio in quanto difetta una pronuncia di merito che si saldi a detta ordinanza (assorbendola, se si tratta di pronuncia di accoglimento della domanda di condanna al rilascio; caducandola, se si tratta di pronuncia di rigetto della domanda di condanna al rilascio). A carico dell’intimato opponente, non operoso in mediazione, resta l’effetto della scelta di non avere coltivato la propria opposizione e con essa le proprie eccezioni finalizzate a paralizzare la domanda di condanna al rilascio del locatore.

Tribunale-di-Bologna-17.11.15-n.-21324.pdf

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