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NOTIFICA IN PROPRIO A MEZZO PEC SENZA RELATA

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Cosa succede se, notificando un decreto ingiuntivo, ci si dimentica di allegare la relata di notifica alla PEC?

Da circa tre anni, tutti gli avvocati sono autorizzati a notificare in proprio tramite PEC.

Infatti, l’art. 46 co. 1 lett. a) del D.L. n. 90 del 24.6.2014, convertito con modificazioni dalla legge 11.8.2014 n. 114, ha eliminato dall’art. 1 della legge n. 53/1994 il prerequisito dell’autorizzazione del COA di appartenenza per poter effettuare notifiche in proprio a mezzo PEC.

Pertanto, sono sempre di più gli avvocati che utilizzano tale strumento per notificare a costo zero ed è facile intuire come, all’incremento del numero di notifiche in proprio a mezzo PEC, corrisponda un proporzionale aumento degli errori, più o meno gravi, in cui si può incorrere nella procedura di notifica.

Momento essenziale ed imprescindibile di qualsiasi tipo di notifica è la relata, la quale, secondo quanto prescritto dall’art. 3 bis della legge 53/1994, deve essere redatta su documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale ed allegato al messaggio di posta elettronica certificata.

La relata deve contenere:

  1. il nome, cognome ed il codice fiscale dell’avvocato notificante;
  2. il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale ed il codice fiscale della parte che ha conferito la procura alle liti;
  3. il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale del destinatario;
  4. l’indirizzo di posta elettronica certificata a cui l’atto viene notificato;
  5. l’indicazione dell’elenco da cui il predetto indirizzo è stato estratto;
  6. l’attestazione di conformità di cui al secondo comma del medesimo art. 3 bis L. 53/1994.

Ma cosa succede se un avvocato, notificando un decreto ingiuntivo, dimentichi di allegare alla PEC la relata di notifica?

La soluzione alla questione risulta controversa, in quanto, nella casistica, almeno fino ad oggi, si riscontrano prevalentemente vizi attinenti alla mancanza di uno solo dei suddetti elementi costitutivi della relata.

Alcuni di questi sono comunque sanabili con il raggiungimento dello scopo, come ad esempio l’apposizione di un timbro solo parzialmente sbiadito (cfr. Cass. Civ. 23 maggio 2017 n. 12887).

Altri restano invece insanabili e determinano la nullità della notifica stessa, come ad esempio la notifica eseguita in luoghi o nei confronti di persone non aventi alcuna relazione con il destinatario, perché a lui totalmente estranei, ovvero quando effettuata in un luogo o a persona diversa da quelle indicate dalla legge (cfr. Cass. Lav., 29 agosto 2011 n. 17759; conforme Cass. 31 ottobre 2007, n. 22959).

In altri casi ancora la notifica sarà nulla quando vi è l’assoluta incertezza sulla persona a cui questa è rivolta, quando manca l’indicazione del giorno in cui l’ufficiale ha notificato l’atto, ovvero se manca l’indicazione del richiedente. In ultimo, sarà ritenuta nulla qualora sia assente l’indicazione delle generalità del consegnatario (ex multis, Cass. sent. n. 7514/2007; Cass. sent. n. 17688/2011. Cass. sent. n. 20465/2009; Cass. sent. n. 322/2007).

Ad ogni buon conto, ove la relata di notifica manchi, non si potrà parlare di nullità, ma di “inesistenza” della notifica; trattandosi di atto pubblico, la sua redazione e allegazione è conditio sine qua non affinché possa concretizzarsi la notificazione.

La Suprema Corte ha stabilito che “la mancanza della relata di notifica si risolve nell’inesistenza della prova dello stesso rapporto processuale”, implicando, nel caso di specie, la nullità radicale del procedimento (Cass. Civ. 18 settembre 2007, n. 19358).

Del resto anche nelle corti territoriali è stato stabilito più specificatamente che “la mancata compilazione della relata in violazione dell’art. 148, co. 1 c.p.c., determina non la semplice nullità della notifica, bensì la giuridica inesistenza della stessa, patologia non sanabile in senso assoluto […] a fronte della quale non è richiamabile l’applicazione della sanatoria del raggiungimento dello scopo prevista dall’art. 156 c.p.c. solo per i casi di nullità” (C.T.R. Lombardia n. 61/22/2010; conforme C.T.P. Campobasso 134/2013).

Pertanto, nel caso in cui, notificando in proprio un decreto ingiuntivo a mezzo PEC, l’avvocato dimentichi la relata, la notifica si considererà inesistente, impedendo la prosecuzione dell’azione e/o della procedura esecutiva eventualmente intrapresa.

Cass-19358-2007-adv.pdf

Cass-n.-17759-2011-adv.pdf

Cass-n.17688-2011-adv.pdf

Cass-n.12887-2017-adv.pdf

Cass-n.20465-09-adv.pdf

CTR-N.61-22-2010.-adv.pdf

Comm.-trib.-prov.le-Campobasso-n.134-2013-adv.pdf

Cass.-n.-22959-07-adv.pdf

Cass.-n.-7514-2007-adv.pdf

Cass.-n.-322-2007-adv.pdf

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